Gli uomini grandi sono sempre apprezzati

Autore: Cicerone
Opera: Pro Sestio
Difficoltà: Facile
Livello: Triennio

Ripassa

  • le relative
  • le causali
  • le interrogative
  • il congiuntivo esortativo

Introduzione

Nella Pro Sestio Cicerone difende da accuse ingiuste Publio Sestio, suo amico e tribuno della plebe che aveva difeso con coraggio la causa della repubblica. In questo passo afferma che la vera gloria dell’uomo forte non può essere cancellata né dall’invidia dei concittadini né da giudizi iniqui come testimoniano gli illustri personaggi citati. Conclude il passo una ardente esortazione alla virtù, all’amore per la patria e al disprezzo della morte in vista della gloria eterna. 

Testo latino

Homines Graeci quos antea nominavi, inique a suis civibus damnati atque expulsi, tamen, quia bene sunt de suis civitatibus meriti, tanta hodie gloria sunt non in Graecia solum sed etiam apud nos atque in ceteris terris, ut eos a quibus illi oppressi sint nemo nominet, horum calamitatem dominationi illorum omnes anteponant. Quis Carthaginiensium pluris fuit Hannibale consilio, virtute, rebus gestis, qui unus cum tot imperatoribus nostris per tot annos de imperio et de gloria decertavit? Hunc sui cives e civitate eiecerunt: nos etiam hostem litteris nostris et memoria videmus esse celebratum. Qua re imitemur nostros Brutos, Camillos, Ahalas, Decios, Curios, Fabricios, Maximos, Scipiones, Lentulos, Aemilios, innumerabilis alios qui hanc rem publicam stabiliverunt; quos equidem in deorum immortalium coetu ac numero repono. Amemus patriam, pareamus senatui, consulamus bonis; praesentis fructus neglegamus, posteritatis gloriae serviamus; id esse optimum putemus quod erit rectissimum; speremus quae volumus, sed quod acciderit feramus; cogitemus denique corpus virorum fortium magnorum hominum esse mortale, animi vero motus et virtutis gloriam sempiternam.

Cicerone, Pro Sestio 142-143

Traduzione

Gli uomini greci che ho nominato prima, pur condannati e cacciati ingiustamente dai loro concittadini, tuttavia, poiché furono benemeriti delle loro città, non solo in Grecia ma anche presso di noi e in tutti gli altri paesi godono oggi di (lett.: sono oggi in) tanta gloria, che nessuno nomina coloro dai quali quelli furono oppressi e tutti antepongono la sventura di costoro alla dominazione di quegli (oppressori). Chi tra i Cartaginesi per saggezza, per valore, per imprese compiute fu superiore ad Annibale, l’unico che (lett.: che solo) contro tanti nostri generali per tanti anni lottò per la supremazia e per la gloria? (Eppure) i suoi concittadini cacciarono costui dalla città: noi (invece) vediamo che persino un nemico è stato celebrato con la nostra letteratura e con il nostro ricordo. Perciò imitiamo i nostri Bruti, i Camilli, gli Ahala, i Decii, i Curii, i Fabrizi, i Massimi, gli Scipioni, i Lentuli, gli Emilii e innumerevoli altri che hanno consolidato questa repubblica; ed io lo pongo davvero nel concilio e nel numero degli dei immortali. Amiamo la patria, obbediamo al senato, prendiamoci cura delle persone perbene; trascuriamo i vantaggi immediati, preoccupiamoci della gloria della posterità; riteniamo che sia ottimo ciò che sarà la cosa più giusta; speriamo (che si avveri) ciò che vogliamo, ma sopportiamo ciò che accadrà; pensiamo infine che degli uomini forti e grandi (solo) il corpo è mortale, ma che i moti dell’anima e la gloria della virtù sono eterni.