Metodo

Latino
Metodo in 10 punti (Take away)
1) Non toccare il vocabolario e leggi attentamente il titolo del brano, per capire l’argomento di cui si parla.
1) Non toccare il vocabolario e leggi attentamente il titolo del brano, per capire l’argomento di cui si parla.
2) Leggi attentamente un paio di volte il brano e cerca di capire a grandi linee quale sia il contenuto.
2) Leggi attentamente un paio di volte il brano e cerca di capire a grandi linee quale sia il contenuto.
3) Suddividi il brano in periodi, separandoli con sbarrette verticali.
3) Suddividi il brano in periodi, separandoli con sbarrette verticali. Un periodo è racchiuso tra due “punti fermi”: punto, punto e virgola, due punti, punto interrogativo, punto esclamativo.
4) Prendi in esame il primo periodo: conta i verbi presenti in esso ed evidenziali.
4) Prendi in esame il primo periodo: conta i verbi presenti in esso ed evidenziali.
Ricordati che ad ogni verbo corrisponde una frase (esclusi i servili). Per le forme nominali del verbo dovrai valutare caso per caso quali di esse fungano da semplici complementi e quali invece rappresentino dei veri predicati verbali.
5) Identifica subito dopo gli introduttori evidenziandoli con un circoletto …
5) Identifica subito dopo gli introduttori evidenziandoli con un circoletto: anche ad ogni introduttore corrisponde una frase. Poiché però la principale non ha introduttore, ricordati che il numero degli introduttori dovrà sempre essere inferiore almeno di un’unità a quello dei verbi. Anche le proposizioni implicite (infinitive, ablativo assoluto, participio congiunto ecc.) non hanno introduttore.
Gli introduttori sono:
a. le congiunzioni (coordinanti e subordinanti);
b. i pronomi e gli avverbi relativi (compresi i pronomi, gli aggettivi e gli avverbi relativi-indefiniti);
c. i pronomi, gli aggettivi e gli avverbi interrogativi;
d. le particelle interrogative (-ne, num, nonne, an,…) nelle interrogative indirette.
Ricordati che gli altri pronomi ed avverbi, come pure le preposizioni, non sono introduttori!
6) Metti in relazione ciascun introduttore con il suo verbo.
6) Metti in relazione ciascun introduttore con il suo verbo. Procedi così:
I) Racchiudi tra parentesi le singole proposizioni che hai individuato. Di regola le parentesi si aprono prima di ogni introduttore e si chiudono dopo un verbo o dopo i complementi ad esso relativi.
Per le eccezioni, controlla la scheda di metodo completa.
Una volta poste, le parentesi rappresentano barriere invalicabili: non bisogna assolutamente mescolare i vocaboli racchiusi entro una parentesi (cioè appartenenti ad una proposizione) con quelli che si trovano al di fuori di essa (in quanto appartenenti ad un’altra proposizione).
Nel definire le parentesi, ti si potranno presentare due casi diversi:
a) dopo ogni introduttore trovi subito il verbo che si riferisce ad esso. Le parentesi sono perciò tutte tonde e le frasi risultano allineate.
b) dopo un introduttore, prima di incontrare il verbo ad esso relativo, trovi un altro introduttore. Le frasi ne risultano intrecciate. In questo caso le parentesi tonde non bastano più, ma dovrai servirti anche delle quadre e, se necessario, delle graffe. Le aprirai e le chiuderai esattamente come in matematica, ricordando che la prima a chiudersi è l’ultima che hai aperto, secondo il ben noto schema:
{…[…(……..)…]…}
N.B.: Nel caso in cui il periodo fosse così complesso che le tre suddette parentesi non fossero sufficienti, userai un segno convenzionale, ad esempio una doppia graffa, secondo questo schema:
{{…{…[…(…)…]…}…}}
II) Per realizzare correttamente i collegamenti, tieni presente che:
a. la parentesi è obbligatoria davanti agli introduttori (salvo in caso di anàstrofe o di ipèrbato);
b. due verbi (di cui uno non sia servile) vanno comunque separati con una parentesi;
c. i verbi di modo indefinito non hanno introduttore subordinante, anche se possono essere fra loro coordinati;
d. la principale si riconosce procedendo per esclusione: non ha introduttore (fanno eccezione le interrogative e le esclamative, in genere facili da riconoscere) e il suo verbo è solitamente di modo finito; essa non va posta fra parentesi, ma sottolineata.
e. bisogna trovare ragionando il punto in cui iniziano le frasi senza introduttori:
– le infinitive cominciano per lo più con il soggetto in accusativo;
– degli ablativi assoluti fa parte in genere tutto ciò che si trova racchiuso fra il soggetto ed il participio (o viceversa);
– per i participi congiunti occorre identificare subito il sostantivo con cui essi concordano in genere, numero e caso (e del quale sono in pratica attributi).
7) Numera ora progressivamente le frasi.
7) Numera ora progressivamente le frasi.
8) Soltanto adesso puoi armarti di vocabolario ed accingerti a tradurre.
8) Soltanto adesso puoi armarti di vocabolario ed accingerti a tradurre. Ricordati che non si cerca mai a casaccio, ma si deve avere già un’idea abbastanza precisa di ciò che un certo vocabolo “deve” significare in base al contesto.
Prendi in considerazione ogni singola frase che hai isolato ed osserva subito il verbo, che ne costituisce il fulcro; abìtuati a porre al verbo una serie di domande, nell’ordine che segue:
a. da quale verbo deriva la forma verbale in questione?
b. qual è il modo?
c. qual è la persona?
d. il verbo è transitivo o intransitivo?
e. qual è la diàtesi (attiva, passiva, deponente)?
f. qual è il tempo?
g. qual è l’aspetto o qualità dell’azione?
h. quante e quali sono le valenze del verbo, in base al suo significato? In altre parole: quanti complementi esige necessariamente?
i. quali sono le reggenze del verbo, ovvero con quali casi si costruisce? Consulta con estrema attenzione il vocabolario.
Ora “costruisci” tutta la frase intorno al verbo, senza mai perdere di vista la corrispondenza tra casi e complementi, e prova a tradurla. Fissala subito per iscritto, controllando che abbia un senso logico compiuto, sia in sé, sia in rapporto al contesto.
9) Passa al prossimo periodo e ripeti la procedura descritta ai punti dal 4 all’ 8.
9) Passa al prossimo periodo e ripeti la procedura descritta ai punti dal 4 all’ 8.
10) Terminata questa prima traduzione, rileggila bene per vedere se vi sono incongruenze.
10) Terminata questa prima traduzione, rileggila bene per vedere se vi sono incongruenze.
Puoi passare ora alla resa formale.
Prova su strada
Greco
Consigli per una corretta traduzione
Premessa
Il lavoro del traduttore da una lingua ad un’altra richiede attenzione e precisione, oltre che, ovviamente, la conoscenza della struttura delle due lingue in questione. Dovendo tu tradurre dal latino o dal greco in italiano, che è la tua lingua madre, devi tenere ben presente che:
- la disposizione e la successione delle proposizioni di un periodo complesso latino o greco seguono abbastanza spesso la disposizione e la successione delle proposizioni di un periodo complesso italiano:
- all’interno delle singole proposizioni, invece, l’ordine delle parole non segue quasi mai (tranne casi eccezionali) l’ordine delle parole delle nostre proposizioni.
Ma tu nella traduzione dovrai comporre la frase costruendola, come in un puzzle, secondo l’ordine che le parole hanno in italiano:
- cercherai il verbo, che è il cuore della frase e che ti farà capire qual è il soggetto;
- trovato il soggetto,
- tradurrai tutto quello che si riferisce al soggetto,
- poi tradurrai il verbo e i complementi retti direttamente dal verbo,
- poi i complementi liberi o circostanziali che l’autore aggiunge per arricchire il contenuto e che dovrebbero essere di significato intuibile.
E adesso leggiamo attentamente i consigli per tradurre un brano dal greco all’italiano:
Consigli in 6 punti
Tieni il vocabolario chiuso e leggi attentamente il titolo della versione: non ignorarlo mai. Esso racchiude in poche parole il contenuto del brano. Se c’è, sotto il titolo, qualche riga di contestualizzazione, leggi attentamente anche quella: spesso costituisce il riassunto del contenuto stesso. Prova ora a leggere il brano, sempre senza ricorrere al vocabolario. Durante la lettura sforzati di capire grosso modo il senso. Come fare? Non è difficile, basta seguire alcuni semplici accorgimenti:
1) leggi un periodo alla volta e individua tutte le parole di cui conosci già il significato.
1) leggi un periodo alla volta e individua tutte le parole di cui conosci già il significato. Se riesci a lavorare sulle radici dei termini, sarà più facile di quanto pensi. Molti vocaboli greci hanno infatti lasciato traccia nella nostra lingua. Ecco qualche esempio: semaforo = “apparecchio per segnalazioni”, è composto da σῆμα = “segnale” + φέρω = “porto”; acustico = “attinente al suono e all’udito” ha la radice di ἀκούω = “sento”; pausa = “intervallo” deriva dalla radice del verbo παύομαι = “smettere”, ecc.;
2) dividi il brano in periodi (ogni punto fermo, il punto in alto e il punto e virgola separano un …
2) dividi il brano in periodi (ogni punto fermo, il punto in alto e il punto e virgola separano un periodo dall’altro), poi nelle frasi che li compongono. Per questa seconda operazione dovrai innanzitutto individuare i verbi di modo finito (escludiamo per il momento le frasi ellittiche del verbo) e cercare di collegarli alla congiunzione o elemento introduttivo a cui essi sono legati. In linea di massima, una proposizione incomincia con il suo introduttore e finisce per lo più con il verbo o con un complemento ad esso ancora legato. Avrai così trovato tutte le proposizioni esplicite, che sono le più facili da tradurre. Una di queste, che non sarà introdotta da nessun elemento coordinante o subordinante, sarà inevitabilmente la principale. Ricordati bene che ogni proposizione, pur legata al periodo di cui fa parte, ha una sua autonomia, per cui non puoi prendere i vocaboli e spostarli impunemente da una frase all’altra! Non capiresti più niente e tutto si mescolerebbe! Altro fatto fondamentale! Le proposizioni non sempre si presentano una dopo l’altra. Magari! Purtroppo spesso si presentano intrecciate fra loro. Cioè una proposizione può contenerne un’altra che a sua volta può contenerne un’altra ancora, proprio come avviene nelle scatole cinesi. In questo caso è molto importante dividere bene le proposizioni. Puoi usare, per questo scopo, vari metodi: quello delle parentesi tonde, quadre e graffe, proprio come se stessi risolvendo un’espressione algebrica, oppure puoi usare colori diversi che sceglierai tu a seconda delle proposizioni. Ti sconsigliamo invece l’uso delle sbarrette, perché non ti permettono di visualizzare bene le proposizioni ad incastro;
3) individua ora tutti i verbi di modo non finito, cioè gli infiniti e i participi.
3) individua ora tutti i verbi di modo non finito, cioè gli infiniti e i participi. Tu sai che in greco, come in italiano, esistono le proposizioni implicite, quelle cioè che hanno il verbo di modo non finito. Ecco alcuni esempi in italiano: Vengo a trovarti; Giulio, essendo buono, aiuta tutti; Giunto a casa, trovai una bella sorpresa; Penso di non essere egoista; Sono stato così sciocco da non accorgermi del tuo affetto; Ti prego di perdonarmi; Ti ordino di non muoverti, ecc. In italiano, la lingua che parli correntemente dalla nascita, non ti è certo difficile capire il valore che hanno queste frasi: “giunto a casa” corrisponde a “dopo che giunsi a casa” e non è altro che una proposizione temporale implicita. Ebbene, anche in greco esistono queste frasi, ma devono essere trovate facendo attenzione. Quali sono queste proposizioni implicite, che naturalmente non sono introdotte da nessun elemento? Esse sono:
a. le proposizioni infinitive che hanno il soggetto in accusativo e il verbo all’infinito;
b. il genitivo assoluto, formato generalmente da due elementi, un sostantivo e un participio, entrambi in genitivo: esso sostituisce una proposizione causale, temporale, concessiva o anche ipotetica. Poiché il participio è un verbo che può reggere dei complementi, bisogna racchiudere tra parentesi, oltre al soggetto in genitivo e al suo participio, anche tutti i complementi, se ci sono, che da esso dipendono;
c. il participio congiunto, riferito ad un sostantivo o ad un pronome con cui concorda in genere, numero e caso e che sostituisce una proposizione causale, temporale, concessiva o anche ipotetica, proprio come il genitivo assoluto. Il participio congiunto può essere da solo o accompagnato da complementi che da esso dipendono. In quest’ultimo caso bisogna racchiudere tra parentesi, oltre al participio, anche tutti i complementi, se ci sono, che da esso dipendono.
Il participio predicativo del soggetto o dell’oggetto non costituisce proposizione a sé in quanto parte integrante del verbo che lo regge.
Ovviamente le proposizioni implicite sono più difficili da individuare a colpo d’occhio, perché bisogna capire dove iniziano e dove finiscono. Tuttavia con un po’ di esercizio e dopo aver già isolato le proposizioni esplicite, il lavoro sarà molto semplificato.
Attenzione! L’infinito retto da un verbo servile come βούλομαι = “voglio” o δύναμαι = “posso” o da verbi fraseologici non costituisce proposizione a sé, ma deve essere tradotto, come in italiano, con l’infinito subito dopo il verbo che lo regge.
- Es.: δύναμαι πάντα ὁρᾶν = posso vedere tutto;
4) fatto questo primo lavoro in cui hai, per così dire, “sgrossato” il periodo, devi misurarti con le …
4) fatto questo primo lavoro in cui hai, per così dire, “sgrossato” il periodo, devi misurarti con le singole proposizioni. Che cosa devi fare? Mai procedere a caso, traducendo una parola dopo l’altra. Lo ripetiamo: non faresti che riempire di errori la tua traduzione! Allora? Segui questa semplice procedura:
a) prima di tutto devi capire di che proposizione si tratta;
b) prendi il verbo e collegalo immediatamente al suo soggetto che deve essere della stessa persona indicata dal verbo, a meno che non si tratti, come sai, di un soggetto neutro plurale. Ricordati che il soggetto può essere espresso oppure no, esattamente come in italiano: normalmente non sono espressi (a meno che non si voglia dar loro un’enfasi particolare) i soggetti rappresentati dai pronomi personali, poiché nella coniugazione del verbo le persone sono segnalate dalle desinenze, e non vengono più ripetuti nemmeno quei soggetti che si mantengono tali in più frasi o addirittura in tutto il brano;
c) puoi ora incominciare a consultare il vocabolario per cercare il significato dei verbi che non conosci, sempre, però, tenendo conto della costruzione che esso ha nella frase, cioè dei complementi che esso regge. Un verbo come ἵστημι, ad esempio, può avere significato transitivo o intransitivo: se è accompagnato da un complemento oggetto sarà sicuramente transitivo. Cerca poi di porre qualche domanda al verbo, per scoprire i complementi ad esso strettamente legati. Facciamo qualche esempio in italiano. Se trovi il verbo “dare” devi subito domandarti: “Che cosa?” e, di conseguenza, cercherai il complemento oggetto in accusativo; poi dovrai ancora chiederti: “A chi?” e, di conseguenza, cercherai il complemento di termine in dativo. Se invece trovi un verbo come “andare”, sicuramente non andrai a cercare un complemento oggetto, bensì un complemento di luogo, perché la prima domanda che dovrai porti sarà: “Dove?”.
Ricorda, poi, che spesso in greco un verbo composto con preposizione regge il caso richiesto dalla preposizione. Es.: συμβουλεύομαι + τινί = “consulto qualcuno”: σύν infatti regge il dativo. Il nostro complemento oggetto, in un caso come questo, si trova quindi in dativo.
d) dopo di ciò, ossia dopo aver trovato i complementi necessariamente legati al verbo, dovrai trovare gli altri complementi, cosiddetti “circostanziali”, facendo attenzione alla presenza degli aggettivi e all’elemento con cui questi concordano, e in particolare a quei complementi che si trovano inseriti fra un articolo e il suo sostantivo: questi hanno funzione attributiva rispetto al sostantivo che precedono, pertanto non possono essere spostati dalla loro posizione.
- Es.: τοῖς τοῦ Καίσαρος στρατιώταις = ai di Cesare soldati = ai soldati di Cesare.
Ti facciamo un esempio, ancora una volta in italiano, di come procedere nell’analisi degli elementi di una frase:
- Es.: Lo scorso inverno andai in un paese del Piemonte insieme ai miei genitori.
Analisi: Io (= soggetto sottinteso) andai (= verbo di modo finito intransitivo).
Domande da fare al verbo: “Dove?” risposta: “In un paese (+ complemento di specificazione) del Piemonte; “Quando?” risposta: “Lo scorso inverno”; “Con chi?” risposta: “Insieme ai miei genitori”.
I complementi circostanziali possono esserci o non esserci, dipende da quante informazioni vuole fornire l’autore, ma, se la frase non è costituita dal solo verbo, sicuramente questo è accompagnato da un complemento direttamente legato al suo significato e senza il quale la frase non avrebbe senso. Trovato questo, spesso gli altri complementi vanno a posto da soli.
La frase essenziale è: “Io andai in un paese”; di che regione, quando e con chi sono complementi liberi o circostanziali.
5) A questo punto puoi già iniziare a “buttare giù” la tua traduzione, con la certezza, se hai seguito …
5) A questo punto puoi già iniziare a “buttare giù” la tua traduzione, con la certezza, se hai seguito correttamente tutti i passaggi, di non prendere dal vocabolario il primo significato che ti capita sotto gli occhi: non correrai il rischio di scrivere una frase priva di logica. Il vocabolario infatti, per ragioni di completezza, deve riportare tutti i possibili significati che una parola può avere a seconda del contesto in cui si trova o del complemento che regge. Facciamo ancora un esempio in italiano: “Quell’oratore parlava in modo troppo affettato” oppure “Mettemmo in tavola solo dell’affettato”. Come avrai notato la parola “affettato” si ripete in entrambe le frasi, ma il suo significato è ben diverso. Nel primo caso infatti si fa riferimento ad un modo di parlare “ricercato”, nel secondo invece si fa chiaramente riferimento a dei “salumi”. Traducendo in un’altra lingua non potrai scegliere un vocabolo a caso, col rischio di diventare ridicolo, ma solo quello adatto a quel particolare contesto. Così succede anche quando traduci dal greco in italiano. Il vocabolario è un semplice strumento, ma tu possiedi la mente e l’intelligenza, gli unici mezzi che ti possono guidare nella scelta dei significati giusti. Abbi fiducia in te stesso e ricordati che il tuo cervello è una macchina perfetta che nessun computer è ancora riuscito a sostituire.
6) Un ultimo avvertimento …
6) Un ultimo avvertimento: quando traduci una frase, non considerarla come qualcosa a se stante di cui puoi dimenticarti, appena l’hai scritta sul tuo foglio. Niente di più sbagliato! Il discorso continua e le proposizioni spesso si chiariscono l’una con l’altra. Non tenendo conto di ciò, ti comporteresti come se, mentre racconti una storia, a mano a mano che concludi una frase ti dimenticassi di quello che hai appena detto. Ne verrebbe fuori un discorso sconclusionato. Forse questa considerazione potrà sembrarti banale e dirai: “Ma è ovvio che non devi perdere il filo del discorso quando parli!” Questo purtroppo è ovvio solo quando si parla la propria lingua, ma quando si traduce il greco, quasi tutti gli studenti perdono facilmente il filo del discorso. Quando avrai imparato a tenere sotto controllo il contenuto del passo che stai traducendo, avrai già fatto un salto qualitativo non indifferente.
Le operazioni per tradurre come vedi sono molto semplici. Occorrono tuttavia tre prerequisiti fondamentali:
| 1) | che tu conosca bene la morfologia del nome e del verbo. In altre parole, che non confonda i casi, le declinazioni e le coniugazioni dei verbi; |
| 2) | che tu sappia riconoscere i complementi; |
| 3) | che tu sappia individuare le proposizioni. |
Non farai una grande fatica ad imparare certe regole e in cambio avrai la soddisfazione non solo di capire quello che stai leggendo, ma anche di ottenere dei buoni risultati a scuola. Ti pare poco?
Vai adesso agli esempi e poi alla “prova su strada”