Consigli per un uomo… e per un lottatore
Autore: Aulo Gellio
Opera: Noctes Atticae
DifficoltĂ : Media
Livello: Triennio
Ripassa
- le relative con il congiuntivo
- i congiuntivi indipendenti: il congiuntivo dubitativo
- l’uso di fore ut + congiuntivo
- il doppio dativo
- le completive
Introduzione
Il filosofo Panezio di Rodi fu molto popolare a Roma e ispirò Cicerone per le sue teorie etiche e politiche. Secondo Gellio (II sec. d.C.), egli avrebbe efficacemente tratto alcune massime di vita dalla pratica del pancrazio, una sorta di lotta libera in cui bisogna stare sempre vigili e all’erta per non farsi sorprendere.
Testo latino
Cogitare debemus vitam hominum, qui aetatem in medio rerum agant ac sibi suisque esse usui velint, negotia periculaque ex improviso adsidua et prope cotidiana ferre. Cur vana spe numquam fore haec ut accidant decipiamur? Quomodo ad ea cavenda atque declinanda, quae oppetant, nos defendamus? Oportet ut homo sit animo prompto semper atque intento, ut sunt athletarum, qui pancratiastae vocantur. Nam, sicut illi ad certandum vocati proiectis alte brachiis consistunt caputque et os suum manibus oppositis quasi vallo praemuniunt membraque eorum omnia, priusquam pugna mota sit, aut ad vitandos ictus cauta sunt aut ad faciendos parata: ita animus atque mens viri prudentis efficere debet ut adversus vim et petulantias iniuriarum, quae in omni loco atque in tempore accidere possunt, prospiciens sit, erecta, ardua, saepta solide, expedita. Cui auxilium vir praebeat nisi sui ipsi? Numquam sit conivens, nusquam aciem suam flectens, consilia cogitationesque contra fortunae verbera contraque insidias iniquorum quasi brachia et manus protendens, ne qua in re adversa et repentina incursio imparatis improtectisque nobis oboriatur.
da Gellio, Noctes Atticae 13. 28 . 3-4 passim e rimaneggiata
Traduzione
Dobbiamo considerare che la vita degli uomini che trascorrono l’esistenza nel mezzo degli affari pubblici e che vogliono essere di utilitĂ a sĂ© stessi e ai loro (cari), sopportano fatiche e pericoli improvvisi (lett.: all’improvviso), continui e quasi quotidiani. PerchĂ© dovremmo farci ingannare dalla vana speranza, che queste cose non accadranno mai? In che modo potremmo difenderci per evitare e schivare le avversitĂ (lett.: quelle cose) che ci si parano davanti? Occorre che l’uomo sia sempre di animo pronto e attento, proprio come sono (gli animi) degli atleti chiamati pancraziasti. Infatti, come quelli chiamati a lottare, si piantano con le braccia sollevate in alto e proteggono la loro testa e il loro volto poste le mani davanti a guisa di vallo, e tutte le loro membra, prima che la lotta abbia avuto inizio, o stanno in guardia per evitare i colpi o sono pronte per sferrarli: così l’anima e la mente dell’uomo saggio deve far sì che di fronte alla violenza e alle insolenze delle ingiustizie — che possono accadere in ogni luogo e tempo — sia cauta, eretta, solida, ben protetta e pronta. A chi dovrebbe offrire aiuto un uomo se non a se stesso? Non chiuda mai gli occhi (lett.: non sia mai sonnecchiante), non abbassi (lett.: non abbassando) in nessuna occasione lo sguardo, protenda (lett.: protendendo) come (se fossero) braccia e mani i giudizi e i pensieri contro i colpi della fortuna e contro le insidie dei malvagi, affinchĂ© in qualche circostanza un attacco frontale e improvviso non ci sorprenda impreparati e indifesi.