20 – La consecutio temporum
È l’insieme di norme che regolano il tempo dei verbi delle proposizioni dipendenti al congiuntivo in rapporto al tempo della proposizione reggente.
Distinguiamo:
- la consecutio nelle proposizioni dipendenti di primo grado la cui reggente è la principale;
- la consecutio nelle proposizioni dipendenti di secondo o altro grado la cui reggente è una proposizione a sua volta dipendente.
Proposizioni dipendenti di primo grado
In dipendenza da una proposizione principale i tempi della subordinata si regolano secondo il seguente schema:
| PROPOSIZIONE PRINCIPALE Tempi principali: | PROPOSIZIONE DIPENDENTE Tempi principali: |
|---|---|
| indicativo presente, futuro o perfetto logico; imperativo presente o futuro; congiuntivo presente o altro tempo equivalente (come il perfetto potenziale o il perfetto dell’imperativo negativo; es.: ne feceris = non fare) | presente congiuntivo (azione contemporanea) perfetto congiuntivo (azione anteriore) perifrastica attiva + sim (azione posteriore) |
| PROPOSIZIONE PRINCIPALE Tempi storici: | PROPOSIZIONE DIPENDENTE Tempi storici: |
|---|---|
| indicativo imperfetto, perfetto storico (= passato remoto) o piuccheperfetto; congiuntivo imperfetto, perfetto o piuccheperfetto | imperfetto congiuntivo (azione contemporanea) piuccheperfetto congiuntivo (azione anteriore) perifrastica attiva + essem (azione posteriore) |
| Esempio: | non dubito quin strenue pugnes = non dubito che tu combatta valorosamente non dubito quin strenue pugnaveris = non dubito che tu abbia combattuto valorosamente non dubito quin strenue pugnaturus sis = non dubito che tu combatterai valorosamente dic mihi quid egeris = dimmi (imperativo) che cosa hai fatto velim scire quid acturus sis = vorrei (cong. desiderativo) sapere che cosa farai ne dixeris quid agas = non dire (imperativo negativo) che cosa fai hic quis obiectaverit quam periculo obnoxia haec ratio agendi sit = qui qualcuno potrebbe obbiettare (congiuntivo potenziale) quanto sia pericoloso questo modo d’agire non dubitabam/dubitavi/dubitaveram quin strenue pugnares = non dubitavo/dubitai/avevo dubitato che tu combattessi valorosamente non dubitabam/dubitavi/dubitaveram quin strenue pugnavisses = non dubitavo/dubitai/avevo dubitato che tu avessi combattuto valorosamente non dubitabam/dubitavi/dubitaveram quin strenue pugnaturus esses = non dubitavo/dubitai/avevo dubitato che tu avresti combattuto valorosamente |
Nota bene:
- Il perfetto logico può corrispondere al nostro passato prossimo, quando indica un’azione passata i cui effetti perdurano nel presente; es.: la televisione è nata pochi decenni fa (= la televisione esiste ancora adesso); oppure può essere considerato alla stregua di un presente come in memini, novi, odi, consuevi, didici, cognovi, etc., verbi che si traducono appunto come presenti (consuevi = mi sono abituato = ho l’abitudine).
Nel primo caso regge di preferenza i tempi storici (imperfetto, piuccheperfetto, futuro perifrastico + essem), nel secondo i tempi principali (presente, perfetto, futuro perifrastico + sim) con la sola eccezione di memini che può avere entrambe le reggenze. - Il presente storico corrisponde nel significato ad un perfetto, ma nella sua forma è un presente: perciò può reggere tanto un tempo storico, quanto un tempo principale.
- L’infinito storico, poiché equivale ad un imperfetto, regge i tempi storici.
- Il perfetto congiuntivo ha funzione di tempo principale in una proposizione dipendente, ma ha funzione di tempo storico in una proposizione reggente.
Proposizioni dipendenti di secondo o altro grado
Distinguiamo i seguenti casi:
- la proposizione reggente ha il verbo all’infinito:
- l’infinito presente o futuro non esercita alcuna influenza sul verbo della dipendente, che si regola, di conseguenza, sul verbo della proposizione che a sua volta regge l’infinitiva;
- l’infinito perfetto funge da tempo storico: pertanto la proposizione che ne dipende ha il congiuntivo dei tempi storici.
| Esempio: | puto te pugnare ut vincas = penso che tu combatta per vincere puto te pugnavisse ut vinceres= penso che tu abbia combattuto per vincere. |
- la proposizione reggente ha il verbo al congiuntivo:
- il congiuntivo presente in quanto tempo principale regge i tempi principali;
- il congiuntivo imperfetto, il perfetto e il piuccheperfetto in quanto tempi storici reggono i tempi storici.
| Esempio: | ex te quaero quid agas ut eum adiuves = ti chiedo che cosa fai per aiutarlo. ex te quaero quid egeris ut eum adiuvares = ti chiedo che cosa hai fatto per aiutarlo |
- la proposizione reggente ha il verbo al participio, al gerundio o al supino:
la proposizione dipendente si regola sul verbo della proposizione che a sua volta regge il participio, il gerundio, il supino: infatti le forme nominali del verbo non esercitano alcuna influenza.
| Esempio: | Miltiades, timens ne classis regia adventaret, Athenas rediit = Milziade, temendo che la flotta regia arrivasse, ritornò ad Atene. |
Attenzione!
Seguono rigorosamente la consecutio temporum tutte le proposizioni che di regola vogliono il congiuntivo (finali, narrative, comparative ipotetiche, interrogative indirette, etc.) eccetto:
- le consecutive (vedi scheda);
- il periodo ipotetico della irrealtà;
- le subordinate il cui verbo ha valore di congiuntivo potenziale del passato o di congiuntivo dubitativo del passato, perché altrimenti perderebbero il loro valore;
- le proposizioni parentetiche o incidentali, che mantengono l’indicativo;
- le temporali costruite con dum + indicativo presente.
| Esempio: | velim scire cur tibi defendendus non esset reus ille = vorrei sapere perché tu non avresti dovuto difendere quell’accusato; nescio quis ei ignosceret = non so chi avrebbe potuto perdonarlo; non pugnaverat, quod sciam = ch’io sappia, non aveva combattuto. |
Comune è il caso in cui una proposizione (c) che di per sé non avrebbe il congiuntivo (vedi scheda n. 18) si trovi a dipendere da una proposizione (b) con il verbo all’infinito perfetto o al congiuntivo perfetto, che a sua volta dipende da una reggente (a) con il verbo di tempo principale: in questo caso la proposizione (c) mantiene lo stesso tempo che avrebbe se la proposizione (b) fosse indipendente. È questa la cosiddetta “regola di Reusch“.
Se invece la proposizione (c) avesse comunque il congiuntivo per natura, o se la proposizione (a) avesse il verbo di tempo storico, la consecutio temporum sarebbe rispettata.
| Esempio: | hoc Periclem praestitisse (b) ceteris oratoribus | dicit (a) Socrates, | quod is Anaxagorae physici fuerit (c) auditor = Socrate dice (a) | che Pericle superò (b) per questo tutti gli altri oratori, | per il fatto che fu (c) scolaro del fisico Anassagora (regola di Reusch; in forma indipendente: Pericles praestitit ceteris oratoribus quod Anaxagorae physici fuit auditor); scio | te hortatum esse eum | ut ad me veniret = so | che tu lo hai esortato | a venire da me (qui la consecutio è rispettata perché ut ad me veniret avrebbe il congiuntivo anche se te hortatum esse fosse indipendente: eum hortatus es ut ad me veniret = lo hai esortato a venire da me). |
Nelle subordinate causali introdotte da cum o nelle relative causali (qui = cum is), nonché nelle subordinate introdotte dal cum avversativo, spesso la consecutio è trascurata e il tempo è rapportato al presente anche se nella reggente vi è un tempo storico;
| Esempio: | Cum ceteris in coloniis duumviri appellentur, hi se praetores appellari volebant = costoro volevano essere chiamati pretori, mentre in tutte le altre colonie (i loro pari) venivano chiamati duumviri. |
CONSIGLI PRATICI DI TRADUZIONE:
Gli esempi sopra riportati ti forniscono anche i consigli pratici di traduzione:, infatti, come puoi notare, là dove la consecutio temporum è rispettata, per lo più l’italiano mantiene gli stessi tempi del latino e spesso anche il modo congiuntivo.
Tuttavia vi sono alcuni casi in cui l’italiano si scosta dal latino:
- nel futuro perifrastico, in cui dovrai rendere il rapporto di posteriorità secondo quanto hai studiato nelle proposizioni infinitive e nel participio;
| Esempio: | non so che cosa farai; non sapevo che cosa avresti fatto. |
- nelle comparative ipotetiche, quando nella reggente si ha un tempo principale;
| Esempio: | manet Atticus longe a Roma tamquam hic nulla negotia habeat = Attico rimane lontano da Roma come se qui non avesse alcun interesse. |
- talvolta nelle interrogative indirette
| Esempio: | es.: tradit Tacitus quam inexplicabilis fuerit Tiberius = scrive Tacito quanto fosse ambiguo Tiberio (il rapporto di anteriorità è rispettato, ma si deve sottolineare che Tiberio era abitualmente ambiguo); intellexit Cicero quam grave esset inermes contra armatos certare = riconobbe Cicerone quanto sia pericoloso lottare disarmati contro (uomini) armati (l’imperfetto esprime azione contemporanea nel passato, in quanto Cicerone fa questa constatazione ai suoi tempi; poiché però tale affermazione non è limitata all’epoca in cui visse Cicerone, ma vale per tutti i tempi, in italiano si preferisce usare il presente congiuntivo in luogo dell’imperfetto). |