Il soldato e la matrona

Autore: Petronio
Opera: Satyricon 111. 6-11
Difficoltà: Media
Livello: Triennio

Esercizio

Riconosci: il valore

  • di cum
  • di ut
  • dei ne.

Introduzione

Una vedova di straordinaria fedeltà decide di farsi seppellire viva con il marito; mentre attende la morte in compagnia di un’ancella, un soldato di guardia ad alcune croci vede una luce fra le tombe…

Testo latino

Proxima nocte cum miles, qui cruces asservabat ne quis ad sepulturam corpus detraheret, notasset sibi lumen inter monumenta clarius fulgens et gemitum lugentis audisset, vitio gentis humanae concupiit scire quis aut quid faceret. Descendit igitur in conditorium, visaque pulcherrima muliere, primo quasi quodam monstro infernisque imaginibus turbatus substitit. Deinde ut et corpus iacentis conspexit et lacrimas consideravit faciemque unguibus sectam, ratus scilicet, id quod erat, desiderium extincti non posse feminam pati, attulit in monumentum cenulam suam coepitque hortari lugentem ne perseveraret in dolore supervacuo ac nihil profuturo gemitu pectus diduceret. At illa ignota consolatione percussa laceravit vehementius pectus ruptosque crines super corpus iacentis imposuit. Non recessit tamen miles, sed eadem exhortatione temptavit dare mulierculae cibum, donec ancilla, vini odore corrupta, primum ipsa porrexit ad humanitatem invitantis victam manum, deinde, refecta potione et cibo, expugnare dominae pertinaciam coepit.

Petronio, Satyricon 111. 6-11

Traduzione

Dunque la notte seguente, poiché un soldato, che faceva la guardia alle croci perché nessuno sottraesse un cadavere per (dargli) sepoltura, si era accorto della luce che splendeva abbastanza chiaramente fra le tombe ed aveva udito il gemito di (qualcuno) che piangeva, per il (comune) difetto della natura umana (= la curiosità), desiderò sapere chi (fosse) o che cosa facesse [oppure: chi facesse (ciò) o perché]. Scese dunque nel sepolcro, e vista la bellissima donna, sulle prime rimase immobile, come turbato da una specie di fantasma o da visioni infernali. Poi, quando vide il corpo del defunto e notò le lacrime ed il volto graffiato dalle unghie, pensando evidentemente ciò che (in realtà) era, (e cioè) che la donna non riuscisse a sopportare il rimpianto dell’estinto, portò nella tomba la sua povera cena e cominciò ad esortare l’afflitta a non perseverare in un dolore inutile e a non squarciar(si) il petto con un pianto che non sarebbe servito a nulla: (disse che) a tutti tocca la stessa fine e (che tutti avremo) la stessa (ultima) dimora (lett.: di tutti la fine è la medesima e la dimora (è) la medesima;), e tutte le altre cose con cui si cerca di richiamare (lett.: sono richiamate) alla sanità le menti sconvolte. Ma lei, irritata dal conforto (di quello) sconosciuto, (si) dilaniò il petto con maggior violenza e depose dei capelli strappati sopra il corpo del morto. Tuttavia il soldato non batté in ritirata, ma, con la medesima esortazione, tentò di dare alla povera donna del cibo, finché l’ancella, sedotta dal profumo del vino, prima porse lei stessa la mano vinta all’umanità dell’(uomo) che (la) invitava (a bere), poi, ristorata dalla bevanda e dal cibo, cominciò a prendere d’assedio l’ostinazione della padrona.

Soluzione dell’esercizio

  • cum miles notasset… et… audisset = cum narrativo con valore temporale-causale; il rapporto temporale rispetto alla reggente è di anteriorità (c’è il congiuntivo piuccheperfetto);
  • ne quis… detraheret = finale negativa;
  • ut… conspexit et… consideravit = ut + indicativo temporale;
  • ne perseveraret = completiva del tipo ut/ne (volitiva).