Applichiamo insieme il metodo
Prima di proporti l’analisi dettagliata di brani con periodi composti da più proposizioni, ti presentiamo esempi di frasi costituite da una sola proposizione. Il metodo, con cui ti suggeriamo di procedere, sarà quello che dovrai seguire quando affronterai la traduzione delle singole frasi all’interno di un periodo complesso, formato cioè da più proposizioni.
Prima frase:
Οἱ τύραννοι πολλοὺς μὲν τῶν πολιτῶν ἔχθρας ἕνεκα, πολλοὺς δὲ χρημάτων ἕνεκα, ἀποκτείνουσιν.
Prima di tutto cerchiamo il verbo, ἀποκτείνουσιν. La terza persona plurale deve indurci a cercare un soggetto che sia in nominativo plurale, Οἱ τύραννοι. Il verbo ἀποκτείνω significa “uccidere”.
Primo passo nella traduzione: i tiranni uccidono.
Sforziamoci ora di rivolgere qualche domanda al verbo che è transitivo: “Chi uccidono?”
Risposta: πολλοὺς μὲν … πολλοὺς δὲ = molti… e molti (complemento oggetto in accusativo)
Domanda: “Molti di chi?”
Risposta: “Molti τῶν πολιτῶν” = molti dei cittadini (πολλοί…, pronome indefinito, regge il genitivo partitivo).
Domanda: “Per quale motivo?”
Risposta: “ἔχθρας ἕνεκα, … χρημάτων ἕνεκα” = per inimicizia personale… per denaro (genitivo + ἕνεκα = complemento di causa/fine).
Traduzione definitiva: I tiranni uccidono molti dei cittadini per inimicizia personale e molti per denaro.
Seconda frase:
Περὶ πλείονος ποιοῦ δόξαν καλὴν ἢ πλοῦτον μέγαν τοῖς παισὶ καταλείπειν.
Il verbo ποιοῦ, seconda persona singolare dell’imperativo di ποιέω, rimanda ad un soggetto di seconda persona singolare “tu” che in questo caso è sottinteso come spesso accade, quando il soggetto è rappresentato da un pronome personale.
Il verbo ποιέω ha molti significati e si è tentati di prendere il primo citato dal vocabolario, “fare”, tanto più che subito dopo c’è un accusativo, δόξαν καλὴν, che siamo portati a considerare come il complemento oggetto. Seguendo questa strada ci troviamo ben presto in difficoltà: se traduciamo “fai una bella fama… una grande ricchezza” la frase non ha senso, anche perché di seguito incontriamo un dativo e un verbo all’infinito che non riusciamo più a sistemare. Vuol dire che abbiamo scelto una strada sbagliata: il verbo forse avrà un altro significato.
A questo punto dobbiamo cercare un “complemento chiave” che ci guidi nella ricerca. Il complemento chiave in questo caso è περὶ πλείονος, complemento di stima. Adesso risulta facile capire che ποιέω vuol dire “stimare, ritenere”.
Il primo passo nella traduzione è fatto: stima di più.
Nel porre la prima domanda al verbo: “Stima che cosa?”, ci imbattiamo di nuovo nell’accusativo δόξαν καλὴν. Solo un verbo all’infinito può avere la funzione di soggetto o di complemento oggetto.
Proviamo a tradurre: Stima di più (= più importante) lasciare…
Ora procediamo col porre le domande al verbo “lasciare”.
Domanda: “Che cosa?”
Risposta: “δόξαν καλὴν” = una bella fama (complemento oggetto in accusativo).
Domanda: “Lasciare a chi?”
Risposta: “τοῖς παισί…” = ai figli (complemento di termine in dativo).
Il comparativo πλείονος è accompagnato dal secondo termine di paragone πλοῦτον μέγαν, introdotto dalla congiunzione comparativa ἤ (da non confondere con la disgiuntiva “o”) = che una grande ricchezza.
Traduzione definitiva: Stima più importante lasciare ai figli una bella fama che una grande ricchezza.
Terza frase:
Esaminiamo ora un periodo complesso. Per individuare le singole proposizioni useremo il sistema delle parentesi, lo stesso usato per le frasi latine.
Λέγουσί τινες τῶν τὰ Ἀλεξάνδρου γραψάντων, τῆς νυκτὸς αὐτῆς, ᾗ ἀπὸ τῆς διώξεως τῆς Δαρείου ἐπανῆκεν, ἐς τὴν σκηνὴν παρελθόντα αὐτὸν τὴν Δαρείου, ἀκοῦσαι γυναικῶν οἰμωγὴν οὐ πόρρω τῆς σκηνῆς. (Arriano)
Scomponiamo il periodo col sistema delle parentesi: la proposizione principale non è racchiusa tra parentesi ma è sottolineata; le altre proposizioni sono racchiuse tra parentesi tonde (quelle senza altre proposizioni al loro interno), quadre (quelle che racchiudono una tonda) e graffe (quelle che racchiudono una quadra che a sua volta racchiude una tonda), secondo lo schema {…[…(……..)…]…}.
Abbiamo due verbi di modo finito, λέγουσι e ἐπανῆκεν, un participio, παρελθόντα, e un infinito, ἀκοῦσαι. Le proposizioni sono quindi quattro: due esplicite e due implicite. Poiché ἐπανῆκεν è introdotto dal relativo ᾗ, il verbo principale non può che essere λέγουσι, che regge una oggettiva implicita (soggetto in accusativo + infinito ἀκοῦσαι).
Le proposizioni del periodo sono:
- Λέγουσί τινες τῶν τὰ Ἀλεξάνδρου γραψάντων = principale
- […ἀκοῦσαι γυναικῶν οἰμωγὴν οὐ πόρρω τῆς σκηνῆς] = oggettiva
- (ᾗ ἀπὸ τῆς διώξεως τῆς Δαρείου ἐπανῆκεν) = relativa
- (ἐς τὴν σκηνὴν παρελθόντα) = participiale
Partiamo dalla principale: il soggetto è τινες, pronome indefinito che regge il complemento partitivo in genitivo τῶν γραψάντων (participio sostantivato), il quale regge a sua volta il complemento oggetto τά e il complemento di specificazione Ἀλεξάνδρου.
Procedimento: Alcuni (di chi?) τῶν γραψάντων = di coloro che scrissero (scrissero che cosa?) τά = le imprese (le imprese di chi?) Ἀλεξάνδρου = di Alessandro λέγουσι = dicono.
Domanda: “Dicono che cosa?” — Risposta dalla oggettiva: (dicono) che αὐτὸν egli ἀκοῦσαι sentì οἰμωγὴν un lamento γυναικῶν di donne. I due complementi circostanziali τῆς νυκτὸς αὐτῆς (complemento di tempo: la notte stessa) e οὐ πόρρω τῆς σκηνῆς (πόρρω + genitivo = “lontano da”: non lontano dalla tenda) aggiungono informazioni non necessarie ma utili.
Il relativo ᾗ è riferito a τῆς νυκτὸς αὐτῆς: in cui, seguito dal verbo ἐπανῆκεν, ritornò. Domanda: “Ritornò da dove?” Risposta: “ἀπὸ τῆς διώξεως” = dall’inseguimento. Domanda: “Dall’inseguimento di chi?” Risposta: “τῆς Δαρείου” = di Dario.
Il participio παρελθόντα, concordato con αὐτὸν: giunto. Domanda: “Giunto dove?” Risposta: “ἐς τὴν σκηνὴν” = alla tenda.
Traduzione definitiva: Alcuni di coloro che scrissero le imprese di Alessandro dicono che egli, la notte stessa in cui ritornò dall’inseguimento di Dario, giunto alla tenda, sentì un lamento di donne non lontano dalla tenda.