Il Nostro Metodo
Dieci principi per tradurre con consapevolezza, dal liceo all’esame di maturità.

Non toccare il vocabolario e leggi attentamente il titolo del brano
Non toccare il vocabolario e leggi attentamente il titolo del brano, per capire l’argomento di cui si parla.
Leggi attentamente un paio di volte il brano
Leggi attentamente un paio di volte il brano e cerca di capire a grandi linee quale sia il contenuto.
Suddividi il brano in periodi
Suddividi il brano in periodi, separandoli con sbarrette verticali. Un periodo è racchiuso tra due “punti fermi”: punto, punto e virgola, due punti, punto interrogativo, punto esclamativo.
Prendi in esame il primo periodo: conta i verbi
Prendi in esame il primo periodo: conta i verbi presenti in esso ed evidenziali. Ricordati che ad ogni verbo corrisponde una frase (esclusi i servili). Per le forme nominali del verbo dovrai valutare caso per caso quali di esse fungano da semplici complementi e quali invece rappresentino dei veri predicati verbali.
Identifica gli introduttori
Identifica subito dopo gli introduttori evidenziandoli con un circoletto: anche ad ogni introduttore corrisponde una frase. Poiché però la principale non ha introduttore, ricordati che il numero degli introduttori dovrà sempre essere inferiore almeno di un’unità a quello dei verbi. Anche le proposizioni implicite (infinitive, ablativo assoluto, participio congiunto ecc.) non hanno introduttore.
Gli introduttori sono: a. le congiunzioni (coordinanti e subordinanti); b. i pronomi e gli avverbi relativi (compresi i pronomi, gli aggettivi e gli avverbi relativi-indefiniti); c. i pronomi, gli aggettivi e gli avverbi interrogativi; d. le particelle interrogative (-ne, num, nonne, an,…) nelle interrogative indirette.
Ricordati che gli altri pronomi ed avverbi, come pure le preposizioni, non sono introduttori!
Metti in relazione ciascun introduttore con il suo verbo
I) Racchiudi tra parentesi le singole proposizioni che hai individuato. Di regola le parentesi si aprono prima di ogni introduttore e si chiudono dopo un verbo o dopo i complementi ad esso relativi. Per le eccezioni, controlla la scheda di metodo completa.
Una volta poste, le parentesi rappresentano barriere invalicabili: non bisogna assolutamente mescolare i vocaboli racchiusi entro una parentesi (cioè appartenenti ad una proposizione) con quelli che si trovano al di fuori di essa (in quanto appartenenti ad un’altra proposizione).
Nel definire le parentesi, ti si potranno presentare due casi diversi:
a) dopo ogni introduttore trovi subito il verbo che si riferisce ad esso. Le parentesi sono perciò tutte tonde e le frasi risultano allineate.
b) dopo un introduttore, prima di incontrare il verbo ad esso relativo, trovi un altro introduttore. Le frasi ne risultano intrecciate. In questo caso le parentesi tonde non bastano più, ma dovrai servirti anche delle quadre e, se necessario, delle graffe. Le aprirai e le chiuderai esattamente come in matematica, ricordando che la prima a chiudersi è l’ultima che hai aperto, secondo il ben noto schema:
{…[…(……..)…]…}
N.B.: Nel caso in cui il periodo fosse così complesso che le tre suddette parentesi non fossero sufficienti, userai un segno convenzionale, ad esempio una doppia graffa, secondo questo schema:
{{…{…[…(…)…]…}…}}
II) Per realizzare correttamente i collegamenti, tieni presente che:
a. la parentesi è obbligatoria davanti agli introduttori (salvo in caso di anàstrofe o di ipèrbato);
b. due verbi (di cui uno non sia servile) vanno comunque separati con una parentesi;
c. i verbi di modo indefinito non hanno introduttore subordinante, anche se possono essere fra loro coordinati;
d. la principale si riconosce procedendo per esclusione: non ha introduttore (fanno eccezione le interrogative e le esclamative, in genere facili da riconoscere) e il suo verbo è solitamente di modo finito; essa non va posta fra parentesi, ma sottolineata.
e. bisogna trovare ragionando il punto in cui iniziano le frasi senza introduttori:
– le infinitive cominciano per lo più con il soggetto in accusativo;
– degli ablativi assoluti fa parte in genere tutto ciò che si trova racchiuso fra il soggetto ed il participio (o viceversa);
– per i participi congiunti occorre identificare subito il sostantivo con cui essi concordano in genere, numero e caso (e del quale sono in pratica attributi).
Numera progressivamente le frasi
Numera ora progressivamente le frasi.
Solo adesso apri il vocabolario e traduci
Soltanto adesso puoi armarti di vocabolario ed accingerti a tradurre. Ricordati che non si cerca mai a casaccio, ma si deve avere già un’idea abbastanza precisa di ciò che un certo vocabolo “deve” significare in base al contesto.
Prendi in considerazione ogni singola frase che hai isolato ed osserva subito il verbo, che ne costituisce il fulcro; abìtuati a porre al verbo una serie di domande, nell’ordine che segue:
a. da quale verbo deriva la forma verbale in questione?
b. qual è il modo?
c. qual è la persona?
d. il verbo è transitivo o intransitivo?
e. qual è la diàtesi (attiva, passiva, deponente)?
f. qual è il tempo?
g. qual è l’aspetto o qualità dell’azione?
h. quante e quali sono le valenze del verbo, in base al suo significato? In altre parole: quanti complementi esige necessariamente?
i. quali sono le reggenze del verbo, ovvero con quali casi si costruisce? Consulta con estrema attenzione il vocabolario.
Ora “costruisci” tutta la frase intorno al verbo, senza mai perdere di vista la corrispondenza tra casi e complementi, e prova a tradurla. Fissala subito per iscritto, controllando che abbia un senso logico compiuto, sia in sé, sia in rapporto al contesto.
Passa al prossimo periodo e ripeti
Passa al prossimo periodo e ripeti la procedura descritta ai punti dal 4 all’8.
Rileggi tutta la traduzione e passa alla resa formale
Terminata questa prima traduzione, rileggila bene per vedere se vi sono incongruenze. Puoi passare ora alla resa formale.
🚗 Prova su Strada — Latino
Hai studiato il metodo? Adesso mettilo alla prova con una versione vera. Segui i 10 punti passo per passo e verifica da solo quanto hai capito.
Metodo per il Greco
Leggi il titolo e individua le parole che già conosci
Tieni il vocabolario chiuso e leggi attentamente il titolo della versione: non ignorarlo mai. Esso racchiude in poche parole il contenuto del brano. Se c’è, sotto il titolo, qualche riga di contestualizzazione, leggi attentamente anche quella: spesso costituisce il riassunto del contenuto stesso. Prova ora a leggere il brano, sempre senza ricorrere al vocabolario. Durante la lettura sforzati di capire grosso modo il senso.
Leggi un periodo alla volta e individua tutte le parole di cui conosci già il significato. Se riesci a lavorare sulle radici dei termini, sarà più facile di quanto pensi. Molti vocaboli greci hanno infatti lasciato traccia nella nostra lingua. Ecco qualche esempio: semaforo = “apparecchio per segnalazioni”, è composto da σῆμα = “segnale” + φέρω = “porto”; acustico = “attinente al suono e all’udito” ha la radice di ἀκούω = “sento”; pausa = “intervallo” deriva dalla radice del verbo παύομαι = “smettere”, ecc.
Dividi il brano in periodi e proposizioni esplicite
Dividi il brano in periodi (ogni punto fermo, il punto in alto e il punto e virgola separano un periodo dall’altro), poi nelle frasi che li compongono. Per questa seconda operazione dovrai innanzitutto individuare i verbi di modo finito (escludiamo per il momento le frasi ellittiche del verbo) e cercare di collegarli alla congiunzione o elemento introduttivo a cui essi sono legati. In linea di massima, una proposizione incomincia con il suo introduttore e finisce per lo più con il verbo o con un complemento ad esso ancora legato. Avrai così trovato tutte le proposizioni esplicite, che sono le più facili da tradurre. Una di queste, che non sarà introdotta da nessun elemento coordinante o subordinante, sarà inevitabilmente la principale.
Ricordati bene che ogni proposizione, pur legata al periodo di cui fa parte, ha una sua autonomia, per cui non puoi prendere i vocaboli e spostarli impunemente da una frase all’altra! Le proposizioni non sempre si presentano una dopo l’altra: spesso si presentano intrecciate fra loro, proprio come le scatole cinesi. Puoi usare, per questo scopo, il metodo delle parentesi tonde, quadre e graffe, proprio come se stessi risolvendo un’espressione algebrica, oppure puoi usare colori diversi che sceglierai tu a seconda delle proposizioni. Ti sconsigliamo invece l’uso delle sbarrette, perché non ti permettono di visualizzare bene le proposizioni ad incastro.
Individua le proposizioni implicite
Individua ora tutti i verbi di modo non finito, cioè gli infiniti e i participi: sono le proposizioni implicite, quelle che hanno il verbo di modo non finito. Quali sono queste proposizioni implicite, che naturalmente non sono introdotte da nessun elemento? Esse sono:
a. le proposizioni infinitive che hanno il soggetto in accusativo e il verbo all’infinito;
b. il genitivo assoluto, formato generalmente da due elementi, un sostantivo e un participio, entrambi in genitivo: esso sostituisce una proposizione causale, temporale, concessiva o anche ipotetica. Poiché il participio è un verbo che può reggere dei complementi, bisogna racchiudere tra parentesi, oltre al soggetto in genitivo e al suo participio, anche tutti i complementi, se ci sono, che da esso dipendono;
c. il participio congiunto, riferito ad un sostantivo o ad un pronome con cui concorda in genere, numero e caso e che sostituisce una proposizione causale, temporale, concessiva o anche ipotetica, proprio come il genitivo assoluto.
Il participio predicativo del soggetto o dell’oggetto non costituisce proposizione a sé in quanto parte integrante del verbo che lo regge. Attenzione! L’infinito retto da un verbo servile come βούλομαι = “voglio” o δύναμαι = “posso” o da verbi fraseologici non costituisce proposizione a sé, ma deve essere tradotto, come in italiano, con l’infinito subito dopo il verbo che lo regge (es.: δύναμαι πάντα ὁρᾶν = posso vedere tutto).
Traduci proposizione per proposizione
Mai procedere a caso, traducendo una parola dopo l’altra: non faresti che riempire di errori la tua traduzione! Segui questa procedura: a) capisci di che proposizione si tratta; b) prendi il verbo e collegalo immediatamente al suo soggetto (ricordati che il soggetto può essere espresso oppure no, esattamente come in italiano); c) consulta il vocabolario tenendo conto della costruzione che il verbo ha nella frase, cioè dei complementi che esso regge, e poni domande al verbo per scoprirli.
Ricorda che spesso in greco un verbo composto con preposizione regge il caso richiesto dalla preposizione. Es.: συμβουλεύομαι + τινί = “consulto qualcuno”: σύν infatti regge il dativo.
d) dopo aver trovato i complementi necessariamente legati al verbo, trova gli altri complementi “circostanziali”, facendo attenzione alla presenza degli aggettivi e all’elemento con cui questi concordano, in particolare a quei complementi inseriti fra un articolo e il suo sostantivo (hanno funzione attributiva e non possono essere spostati dalla loro posizione). Es.: τοῖς τοῦ Καίσαρος στρατιώταις = ai di Cesare soldati = ai soldati di Cesare.
Scegli il significato giusto dal vocabolario
A questo punto puoi già iniziare a “buttare giù” la tua traduzione, con la certezza, se hai seguito correttamente tutti i passaggi, di non prendere dal vocabolario il primo significato che ti capita sotto gli occhi: non correrai il rischio di scrivere una frase priva di logica. Il vocabolario infatti, per ragioni di completezza, deve riportare tutti i possibili significati che una parola può avere a seconda del contesto in cui si trova o del complemento che regge. Facciamo un esempio in italiano: “Quell’oratore parlava in modo troppo affettato” oppure “Mettemmo in tavola solo dell’affettato“: stesso vocabolo, significato ben diverso a seconda del contesto. Il vocabolario è un semplice strumento, ma tu possiedi la mente e l’intelligenza, gli unici mezzi che ti possono guidare nella scelta dei significati giusti.
Mantieni il filo del discorso
Un ultimo avvertimento: quando traduci una frase, non considerarla come qualcosa a sé stante di cui puoi dimenticarti appena l’hai scritta sul tuo foglio. Il discorso continua e le proposizioni spesso si chiariscono l’una con l’altra. Questo è ovvio solo quando si parla la propria lingua, ma quando si traduce il greco, quasi tutti gli studenti perdono facilmente il filo del discorso. Quando avrai imparato a tenere sotto controllo il contenuto del passo che stai traducendo, avrai già fatto un salto qualitativo non indifferente.
Le operazioni per tradurre come vedi sono molto semplici. Occorrono tuttavia tre prerequisiti fondamentali: 1) che tu conosca bene la morfologia del nome e del verbo (che non confonda i casi, le declinazioni e le coniugazioni dei verbi); 2) che tu sappia riconoscere i complementi; 3) che tu sappia individuare le proposizioni.
🚗 Prova su Strada — Greco
Hai studiato il metodo? Vai adesso agli esempi svolti e poi mettiti alla prova con una versione vera.