Il fallimento delle ambascerie ateniesi a Sparta
Autore: Senofonte
Opera: Elleniche 2. 2. 11-15 passim e rimaneggiato
Difficoltà: Media
Livello: Biennio
Ripassa
- le declinazioni
- l’imperfetto dei verbi in -ω
- i complementi più comuni
Introduzione
Il brano è ampiamente rimaneggiato dalle Elleniche di Senofonte per renderlo adatto a studenti del biennio che non hanno ancora studiato il participio e che conoscono solo il presente e l’imperfetto dei verbi. Il testo originale ha una buona parte dei verbi all’aoristo, qui trasformato in imperfetto, per cui la traduzione letterale risulta spesso faticosa. Per quanto riguarda il contenuto del brano, esso si riferisce al momento in cui Atene, dopo la sconfitta di Egospotami, pur non volendo arrendersi, sarà costretta alla fine a sottostare alle condizioni imposte dalla vittoriosa Sparta.
Testo greco
Κἂν διὰ ταῦτα ἀποθνῄσκοιεν1 (ἀπέθνῃσκον) ἐν τῇ πόλει λιμῷ πολλοί2, ὁμοίως οἱ Ἀθηναῖοι οὐ διελέγοντο περὶ διαλλαγῆς. Ἐπεὶ δὲ παντελῶς ἤδη ὁ σῖτος ἐπελείπετο, ἔπεμπον πρέσβεις παρ’ Ἄγιν, ἐπεὶ ἐβούλοντο σύμμαχοι εἶναι Λακεδαιμονίοις καὶ σῴζειν τὰ τείχη καὶ τὸν Πειραιᾶ, καὶ ἐπὶ τούτοις συνθήκας συντίθεσθαι. Ὁ δὲ Ἄγις ἐκέλευεν αὐτοὺς εἰς Λακεδαίμονα ἔρχεσθαι· οὐ γὰρ ἦν αὐτὸς κύριος ταύτης τῆς κρίσεως. Ἐπεὶ δ’ ἀπήγγελλον οἱ πρέσβεις ταῦτα τοῖς Ἀθηναίοις, οὗτοι ἔπεμπον αὐτοὺς εἰς Λακεδαίμονα. Ἐπεὶ δ’ οὗτοι ἦσαν ἐν Σελλασία πλησίον τῆς Λακωνικῆς καὶ οἱ ἔφοροι ἐπυνθάνοντο, αὐτόθεν αὐτοὺς ἐκέλευον ἔρχεσθαι οὔτε ἐβούλοντο ἀκούειν αὐτῶν. Ἐπεὶ οἱ δὲ πρέσβεις ἧκον οἴκαδε καὶ ἀπήγγελλον ταῦτα εἰς τὴν πόλιν, ἀθυμία ἐνέπιπτε πᾶσιν· ἐνόμιζον γὰρ δυνατὸν ὡς πολλοὶ τῷ λιμῷ ἀπωλλύοιεν, ἕως ἂν πέμπωσιν ἑτέρους πρέσβεις. Περὶ δὲ τῆς τῶν τειχῶν καθαιρέσεως οἱ Ἀθηναῖοι οὐκ ἐβούλοντο συμβουλεύειν· Ἀρχεστράτῳ γάρ, ὃς ἐν τῇ βουλῇ συνεβούλευεν συνθήκας τοῖς Λακεδαιμονίοις συντιθέναι, σκληρὰν ζημίαν ἐπετίθεσαν.
Senofonte, Elleniche 2. 2. 11-15 passim e rimaneggiato
Note
1. Il testo originale riporta un genitivo assoluto: “πολλῶν δὲ ἐν τῇ πόλει ἀποθνῄσκοντων ὑπὸ λιμοῦ…” con evidente valore concessivo = pur morendo molti di fame. Nel rimaneggiare il testo per evitare il participio, l’operatore ha pensato di sostituire una proposizione concessiva sostituendovi Κἂν … ἀποθνῄσκοιεν. Ma κἂν con l’ottativo non ha senso. Ancor meno lo avrebbe con il congiuntivo. Entrambi i modi rientrerebbero nell’ambito del periodo ipotetivo della possibilità o della eventualità che non hanno nulla a che vedere con il valore concessivo. Se κἂν può essere paragonato a etiamsi del latino, dovrebbe avere l’imperfetto ἀπέθνῃσκον = anche se morivano = sebbene morissero. Anche l’ὁμοίως successivo, che nel testo originale non c’è, doveva essere meglio ὅμως = “tuttavia”, anche se ὁμοίως (= ugualmente) può essere accettato.
2. πολλοί: nom. m. plur., “molti”.
Traduzione
E sebbene per questi motivi molti in città morissero di fame, ugualmente gli Ateniesi non parlavano di accordo. Ma poiché ormai il grano mancava del tutto, inviavano ambasciatori da Agide, poiché desideravano essere alleati dei Lacedemoni, salvare le mura e il Pireo, e stipulare accordi a queste condizioni. Ma Agide ordinava loro di andare a Sparta; infatti egli stesso non era arbitro di questa decisione. Quando gli ambasciatori riferirono (lett.: riferivano) queste cose agli Ateniesi, questi li mandavano a Sparta. E quando essi furono a Sellasia, ai confini della (lett.: vicino alla) Laconia, e gli efori venivano a sapere (le loro proposte), ordinava loro di tornare indietro da lì e non volevano ascoltarli. E quando gli ambasciatori tornarono (lett.: tornavano) in patria e riferivano queste cose in città, lo sconforto assaliva tutti; ritenevano infatti possibile che, finché avessero inviato altri ambasciatori, molti morissero di fame. Riguardo poi alla distruzione delle mura, gli Ateniesi non volevano prendere decisioni; infatti ad Archestrato, il quale in consiglio consigliava di stipulare accordi con i Lacedemoni, inflissero (lett.: infliggevano) una dura pena.