Sfida l’autorità per amore della madre

Ripassa:

  • il nesso relativo
  • le finali
  • le interrogative indirette
  • le interrogative diretta
  • il congiuntivo potenziale
  • il gerundivo al posto del gerundio
  • il gerundivo predicativo
  • il participio predicativo dell’oggetto

Sfida l’autorità per amore della madre – Valerio Massimo 😐

Una ragazza coraggiosa e astuta nello stesso tempo che per evitare che la madre condannata a morte muoia di fame, la allatta, raggirando la sorveglianza della guardia che, pur perquisendola, non può toglierle l’unica cosa che non può essere sequestrata, il suo corpo. Alla fine il coraggio sarà premiato

Sanguinis ingenui mulierem praetor apud tribunal suum capitali crimine damnatam triumviro in carcere necandam tradidit. Quo receptam is, qui custodiae praeerat, misericordia motus non protinus strangulavit: aditum quoque ad eam filiae, sed diligenter excussae, ne quid cibi inferret, dedit existimans futurum (1) ut inedia consumeretur. Cum autem plures iam dies intercederent, secum ipse quaerens quidnam esset quo tam diu sustentaretur, curiosius observata filia, animadvertit illam, exerto ubere, famem matris lactis sui subsidio lenientem. Quae tam admirabilis spectaculi novitas ab ipso ad triumvirum, a triumviro ad praetorem, a praetore ad consilium iudicum perlata remissionem poenae mulieri impetravit. Quo non penetrat aut quid non excogitat pietas, quae in carcere servandae genetricis novam rationem invenit? Quid enim tam inusitatum, quid tam inauditum quam matrem uberibus natae alitam? Putarit aliquis hoc contra rerum naturam factum (1), nisi diligere parentis (2) prima naturae lex esset.

Valerio Massimo, Dictorum et factorum memorabilium 5. 4. 7

1) sott. esse

2) sta per parentes

Traduzione:

Un pretore, presso il proprio tribunale, consegnò al triumviro una donna di nobile stirpe (lett.: di libera nascita), condannata per un reato capitale, affinché fosse messa a morte (lett.: da essere uccisa) in carcere. Ricevutala là (dentro), colui che era a capo della custodia, mosso da compassione, non la strangolò immediatamente: concesse anche l’accesso alla donna (lett.: a lei) a (sua) figlia, ma accuratamente perquisita affinché non introducesse alcun cibo (lett.: qualcosa di cibo), ritenendo che sarebbe stata uccisa dalla fame [lett.: che sarebbe accaduto che (la madre) venisse consumata dall’inedia (dalla fame)]. Poiché tuttavia erano già trascorsi (lett.: trascorrevano) parecchi giorni, domandandosi tra sé e sé cosa mai potesse essere (ciò) da cui veniva sostentata così a lungo, osservata la figlia con maggiore attenzione, si accorse che quella, tirata fuori la mammella, alleviava la fame della madre con l’aiuto del proprio latte. Questa straordinarietà di uno spettacolo tanto ammirevole, riferita da lui stesso al triumviro, dal triumviro al pretore, e dal pretore al consiglio dei giudici, ottenne la remissione della pena per la donna. Dove non penetra o cosa non escogita la devozione filiale (pietas), la quale in un carcere ha trovato un modo nuovo per (lett.: di) salvare la madre? Cosa infatti c’è di tanto insolito, cosa di tanto inaudito, quanto una madre nutrita dalle mammelle della figlia? Qualcuno potrebbe pensare che ciò sia accaduto contro natura, se amare i genitori non fosse la prima legge della natura (stessa).