Verbo latino e verbo italiano

Proviamo ora a dare uno sguardo ai verbi

Le quattro coniugazioni latine si sono conservate molto bene in italiano anche se a noi sembra che in italiano le coniugazioni siano soltanto tre terminanti rispettivamente in -are, -ere, -ire.

In realtà nella nostra seconda coniugazione sono confluite la seconda e la terza coniugazione del latino. Da che cosa ce ne accorgiamo? Ce ne accorgiamo dall’accento!

Il verbo video (= vedo), appartenente alla II coniugazione latina, in italiano all’infinito è parola piana esattamente come in latino: vedére = vidēre

Il verbo scribo (= scrivere), appartenente alla III coniugazione latina, in italiano all’infinito è parola sdrucciola esattamente come in latino: scrìvere = scrìbĕre.

Così il paradigma del verbo latino scribo = scribo, scribis, scripsi, scriptum, scribere corrisponde in italiano alle voci:

scrivo (b = v), scrivi (con caduta della desinenza -s), scrissi (-ps- = ss), scritto (-pt- = tt), scrìvere (b = v).

Prova tu con il verbo conduco o con il verbo dico e scoprirai che non è così difficile ricordarne il paradigma.

I verbi “fare” e “porre” derivano anch’essi dal latino in cui appartengono alla III coniugazione: che cosa è successo a questi verbi nel passare dal latino all’italiano?

Incominciamo da pono il cui paradigma è pòno, pònis, pòsui, pòsitum, pònere

Le sillabe toniche (quelle su cui cade l’accento) sono normalmente più protette di quelle atone (quelle su cui l’accento non cade); questo perché, parlando, le vocali atone si sentono poco e col passar del tempo tendono a scomparire. Così pòsitum è diventato in italiano “pòsto” e pònere, passando attraverso “ponre” per la caduta della -e- e successiva assimilazione della -n- alla -r-, è diventato “porre”.

Così da fàcere si è giunti all’italiano “fare”: se provi a pronunciare velocemente fàcere facendo sentire bene la sillaba tonica e inevitabilmente meno bene quella atona, ti accorgerai che la sillaba atona –ce– tende a scomparire perché quasi non viene pronunciata.

Făcio poi, con la ă breve, è un verbo che dimostra chiaramente nei suoi composti come la vocale breve in sillaba aperta (= sillaba che finisce per vocale) sia meno protetta che in sillaba chiusa (= sillaba che finisce per consonante), per cui è sottoposta a gradazione vocalica:

il paradigma făcio, facis, feci, făctum, facêre diventa in un suo composto:

efficio, effĭcis, effēci, effectum, efficĕre (la ă breve si trasforma in ĭ breve in sillaba aperta e in -e- in sillaba chiusa. Dunque poiché nel leggere e nell’accentare le parole latine vale la legge della penultima (= se la penultima è breve l’accento cade sulla terzultima, viceversa rimane sulla penultima), dovrai leggere la seconda persona dell’indicativo singolare èfficis e non effìcis come tante volte gli studenti fanno.

Un’ultima considerazione:

ti sei accorto che i verbi della II coniugazione italiana in cui sono confluiti i verbi della II e della III coniugazione latina, hanno il passato remoto e il participio passato diversi tra loro al contrario dei verbi della I e della III coniugazione italiana?

Facciamo qualche esempio:

I coniugazione italianapassato remotoparticipio passatoI coniugazione latina
lodarelodai-lodasti-lodò…lodatolaudare
amareamai-amasti-amò…amatoamare
III coniugazione ItalianaIV coniugazione latina
udireudii-udisti-udì…uditoaudire
punirepunii-punisti-punì…punitopunire
II coniugazione italianaII-III coniugazioni latine
vederevidi-vedesti-vide…vistovidére
scriverescrissi-scrivesti-scrissescrittoscrìbere
farefeci-facesti-fece…fattofàcere
diredissi-dicesti-disse…dettodìcere

Come puoi vedere, i verbi della prima e della terza coniugazione italiana sono tutti uguali nella formazione del passato remoto e del participio passato, come tutti uguali sono i verbi regolari della prima e della quarta coniugazione latina; ma nella seconda coniugazione italiana come nella seconda e terza coniugazione latina non si trova una forma uguale all’altra.

Ancora una volta, per parlare bene, c’è bisogno di conoscere il latino