La voce del più forte
Autore: Esopo
Difficoltà: Media
Livello: Biennio
Ripassa
- il participio predicativo dell’oggetto
- le dichiarative
- le finali
- l’imperfetto
- l’aoristo
Introduzione
Dopo aver scoperto il segnale che permette a una donna di riconoscere il suo amante, un uomo riesce a introdursi di notte nella casa della donna imitando quel segnale. Mentre giace con lei giunge anche il vero amante: l’impostore, però, facendo la “voce grossa” riesce a metterlo in fuga.
Testo greco
Ἄνθρωπος ἀπερχόμενος πρός τινα γυναῖκα κρυφίως ἐν νυκτὶ ἐμοίχευεν αὐτήν. Ἔδωκε δὲ αὐτῇ σημεῖον τοῦ νοεῖν αὐτόν, ὅταν ἔλθῃ, ὑλακτῆσαι ὥσπερ μικρὸν κυνάριον ἔξωθεν τῆς θύρας· ἡ δὲ ἀκούσασα τὸ σημεῖον, ἀνεῴγνυ αὐτῷ τὴν θύραν. Ἐποίει δὲ τοῦτο καθ’ ἑκάστην νύκτα. Ἕτερος δέ τις, θεασάμενος αὐτὸν βαδίζοντα καθ’ ἑσπέραν παρ’ ἐκείνην τὴν ὁδὸν καὶ νοήσας τὴν πανουργίαν αὐτοῦ, μιᾷ τῶν νυκτῶν ἠκολούθει αὐτὸν μακρόθεν κρυφίως. Ὁ δὲ μοιχός, μηδὲν ὑποπτεύων, ἐλθὼν παρὰ τὴν θύραν ἐποίει κατὰ τὸ σύνηθες. Ὁ δὲ ἀκολουθῶν, θεασάμενος πάντα, ἀνεχώρησε πρὸς τὸν οἶκον αὐτοῦ. Τῇ δὲ ἐρχομένῃ νυκτὶ αὐτὸς πρῶτος ἀναστὰς ἀπῆλθε πρὸς τὴν γυναῖκα καὶ ὑλάκτησεν ὥσπερ κυνάριον, ἐκείνη νομίζουσα ὅτι ὁ μοιχὸς αὐτῆς ἐστιν, ἔσβεσε τὴν λυχνίαν, ἵνα μή τις θεάσηται αὐτόν, καὶ ἀνέῳξε τὴν θύραν· ὁ δὲ εἰσελθὼν συνεγένετο αὐτῇ. Μετ’ ὀλίγον δὲ ἦλθε καὶ ὁ πρῶτος μοιχὸς καὶ ὑλάκτει ἔξωθεν κατὰ τὸ σύνηθες ὥσπερ κυνάριον. Ὁ δὲ ἔνδοθεν, νοήσας τὸν ἔξωθεν ὑλακτοῦντα ὥσπερ κυνάριον, αὐτὸς ἱστάμενος ἔσωθεν τῆς οἰκίας ὑλάκτει ἰσχυρᾷ τῇ φωνῇ ὡς μεγαλώτατος κύων. Ὁ δὲ ἔξωθεν νοήσας, ὡς ὁ ἔνδοθεν ἐστὶ μείζων αὐτοῦ, ἀνεχώρησε.
Esopo
Traduzione
Un uomo andando da una donna di nascosto di notte, commetteva adulterio con lei. Poi le diede come segnale per riconoscerlo quando arrivava, (quello di) abbaiare come un piccolo cagnolino fuori dalla porta. E lei dopo aver sentito il segnale gli apriva la porta. E faceva questo ogni notte. Un altro, avendolo visto andare di sera per quella strada e avendo comprerso la sua malizia, una notte lo seguiva da lontano di nascosto. L’adultero, non sospettando nulla, giunto alla porta si comportava (lett.: faceva) secondo il consueto. Colui che lo seguiva avendo visto tutto, se ne tornò a casa sua. Nella seguente notte (lett.: nella notte che si avvicinava), egli alzatosi per primo andò dalla donna e abbaiò come un cagnolino, quella, pensando che fosse il suo amante, spense il lume, affinché nessuno lo vedesse e aprì la porta; egli dopo essere entrato si unì a lei. Dopo un po’, però, giunse anche il suo primo amante e abbaiava da fuori secondo l’usanza come un cagnolino. Quello da dentro, essendosi accorto che quello da fuori abbaiava come un cagnolino, egli stesso stando all’interno della casa, abbaiava con voce forte come un cane grandissimo. Quello di fuori, avendo oensato che quello dentro fosse più grande di lui, se ne tornò indietro.