Alessandro uccide l’amico Clito
Autore: Giustino
Opera: Epitoma historiarum Philippicarum 12. 6
Difficoltà: Media
Livello: Biennio
Esercizio
- Individua le subordinate introdotte da ut, indicandone il tipo
- Individua nel testo il costrutto del verbo impersonale piget
Introduzione
Alessandro, esaltato dal vino e dall’ira, uccide il carissimo amico Clito, gesto di cui poi si pentirà amaramente.
Testo latino
Alexander sollemni die amicos in convivium vocat. Ubi («E lì»), orta inter ebrios rerum a Philippo gestarum mentione, Alexander se ipsum patri praeferre rerumque suarum magnitudinem extollere caelo tenus coepit, adsentante maiore convivarum parte. Itaque cum unus e senibus, Clitus memoriam Philippi tueretur, laudaretque eius res gestas, Alexander adeo exarsit ut, telo a satellite rapto, Clitum in convivio trucidaverit. Sed postquam satiati caede animus conquievit et in irae locum successit aestimatio («momento di riflessione»), pigēre eum facti coepit. Eodem igitur furore in paenitentiam versus, mori voluit. Primum in fletus progressus, amplecti coepit mortuum, vulnera tractare et confiteri dementiam; denique arreptum telum in se vertit, peregisset facinus, nisi amici intervenissent. Mansit haec voluntas moriendi etiam sequentibus diebus. Accessĕrat enim paenitentiae nutricis suae, sororis Cliti, recordatio, quod tam foedam illi alimentorum suorum mercedem reddidĕrat. Ob haec illi quadriduo perseverata inedia est, donec exercitus universi precibus exoratus est, ne ita mortem unius doleret, ut universos perderet.
da Giustino, Epitoma historiarum Philippicarum 12. 6
Traduzione
In un giorno solenne Alessandro invita gli amici ad un banchetto. E lì, essendo nato tra gli ubriachi il ricordo delle gesta compiute da Filippo, Alessandro iniziò ad anteporre se stesso al padre e ad innalzare fino al cielo la grandezza delle sue gesta, con l’assenso della (lett.: essendo d’accordo la) maggior parte dei convitati. Pertanto poiché Clito, uno degli anziani, difendeva la memoria di Filippo e lodava le sue gesta, Alessandro arse (d’ira) (= si adirò) a tal punto, che, afferrata una lancia da una guardia, uccise Clito durante il banchetto. Ma dopo che il suo animo, saziato dall’uccisione, si calmò, e al posto dell’ira sopravvenne un momento di riflessione, iniziò a pentirsi della (sua) azione. Voltosi, dunque, al pentimento con il medesimo furore, voleva morire. Anzitutto, scoppiato in (lett.: passato alle) lacrime, iniziò ad abbracciare il cadavere, ad accarezzare le ferite e ad ammettere la (propria) follia; infine rivolse verso di sé il pugnale estratto (dal corpo), e avrebbe commesso un (altro) delitto, se non fossero intervenuti gli amici. Questo desiderio di morire rimase anche nei giorni successivi. Al pentimento infatti si era aggiunto il ricordo della propria nutrice, sorella di Clito, perché le aveva reso una ricompensa così crudele per averlo allevato (lett. del suo nutrimento). Per questi motivi il digiuno fu continuato da lui per quattro giorni, finché fu implorato dalle preghiere di tutto l’esercito a non struggersi (addolorarsi) per la morte di un solo (uomo) al punto da mandare in rovina tutti (gli altri).
Soluzione dell’esercizio:
- pigēre eum facti coepit: piget regge l’accusativo della persona che prova il sentimento e il genitivo della cosa
- adeo exarsit ut…Clitum in convivio trucidaverit = consecutiva
- exoratus est, ne ita … doleret = completiva volitiva negativa
- ut universos perderet = consecutiva