I doveri di un generale e dei soldati

Autore: Livio
Opera: Ab Urbe condita
Difficoltà: Media
Livello: Triennio

Ripassa

  • La prolessi del relativo
  • l’attrazione inversa
  • le completive volitive
  • l’oratio obliqua
  • l’infinito storico
  • il doppio dativo
  • il gerundivo al posto del gerundio
  • l’imperativo negativo

Introduzione

Con queste parole Lucio Emilio Paolo si rivolge ai suoi legionari prima di Pidna, la battaglia decisiva contro Perseo di Macedonia (168 a.C.). Dovere dei soldati è di non fare chiacchiere, di essere pronti fisicamente e mentalmente: gli dei e il loro comandante hanno a cuore la loro sorte. Le parole sono poche e chiare: tutti le ascoltano e le mettono in pratica.

Testo latino

Consul, contione advocata, militibus locutus est: unum imperatorem in exercitu providēre et consulere quid agendum esset debēre, nunc per se, nunc cum iis, quos advocavisset in consilium. Qui non erant advocati, eos nec palam nec secreto iactare consilia sua oportebat. Milites haec curare debebant: primum, corpus ut quam validissimum et pernicissimum haberent, arma apta, cibum paratum ad subita imperia; deinde ut pro certo haberent se curae esse dis immortalibus et imperatori suo. «In quo exercitu1 – inquit – milites consultunt, imperator rumoribus vulgi circumagatur, ibi nihil salutare est. Meum erit quod est officium imperatoris, ut bene gerendae rei occasionem vobis praebeam: vos autem nihil, quid futurum sit, quaesiveritis, sed, ubi datum signum sit, tum militarem navate operam». Ab his praeceptis contionem dimisit. Nemo totis mox castris quietus manebat: acuēre alii gladios, alii galeas bucculasque, alii loricas tergēre, alii aptare corpori arma experirique sub his membrorum agilitatem, quatere alii pila, alii micare gladiis2 mucronemque intueri.

da Livio, Ab Urbe condita 44. 34. 1-8 passim e rimaneggiata

Note

  1. Esempio di attrazione inversa: in quo exercitu = in eo exercitu in quo.
  2. Troviamo qui una struttura molto concisa (brachilogica). Il verbo micare indica il guizzo e lo scintillio prodotto da un movimento rapido. E’ un verbo intransitivo e il soggetto dovrebbero essere le spade non i soldati perché sono le spade che scintillano evidentemente per il movimento che i soldati fanno con le spade. Gladiis è dunque un ablativo di mezzo (non un complemento oggetto in accusativo). Immaginiamo quindi sottinteso il gesto del soldato che muove la lama: agitando le spade, cioè con le spade agitate, ne saggiano l’efficienza, ne fanno brillare il metallo (le spade, se sono affilate, scintillano quando si muovono) e ne controllano la punta (mucronem). In italiano non possiamo mantenere la struttura latina e dobbiamo forzare il costrutto rendendolo con “facevano balenare le spade”.

Traduzione

Il console, convocata l’assemblea, parlò ai soldati: (disse che) solo il comandante nell’esercito doveva provvedere e decidere che cosa si dovesse fare, ora da solo, ora insieme a coloro che aveva convocato nel consiglio. Era opportuno che coloro che non erano stati convocati, non manifestassero né apertamente né in segreto i propri suggerimenti. I soldati dovevano curare queste cose: per prima cosa, avere il corpo quanto più forte e agile possibile, armi efficienti, cibo pronto per improvvisi comandi [lett.: il corpo che lo avessero quanto più forte e agile possibile, le armi (che le avessero) efficienti, il cibo (che lo avessero) pronto per improvvisi comandi]; in secondo luogo, essere sicuri (lett.: che tenessero per certo) di stare a cuore agli dei immortali e al loro comandante. «In quell’esercito – disse – in cui i soldati prendono decisioni e il comandante si lascia influenzare (lett.: viene influenzato) dalle voci della massa, lì non c’è nulla di salutare. Sarà compito mio, che è il dovere del comandante, offrirvi l’occasione di condurre bene l’impresa; voi invece non chiedete assolutamente (lett.: per nulla) che cosa accadrà, ma, quando sarà stato dato (lett.: quando sia stato dato) il segnale, allora impegnatevi militarmente (lett.: prestate attivamente la vostra opera militare)». Dopo queste istruzioni sciolse l’assemblea. Subito dopo nessuno nell’intero accampamento se ne stava inattivo: alcuni affilavano le spade, altri (lustravano) gli elmi e i sottogola, altri lucidavano le corazzare, altri adattavano le armi al corpo e sperimentavano sotto di esse l’agilità delle membra, altri scuotevano i giavellotti, altri facevano balenare le spade e guardavano la punta.