Stazio

(Napoli, 40-50 – 96 d.C.)

VITA:

Publio Papinio Stazio nacque a Napoli da un maestro di scuola fra il 40 ed il 50. Raccolse in gioventù notevoli successi nelle gare poetiche. Inizialmente visse in precarie condizioni economiche, ma in seguito ottenne la protezione di Domiziano, di cui cantò le imprese militari nel certame Albano.

Sposò molto giovane la vedova Claudia, più anziana di lui, con cui visse in perfetto accordo fino alla morte.

Fu in contatto con diverse personalità del mondo letterario, fra cui Lucano e, in seguito, la sua vedova Polla Argentaria.

Deluso dall’insuccesso riportato ai Ludi Capitolini, tornò a Napoli, dove morì nel 96.

Sicuramente falsa è la notizia della sua conversione al Cristianesimo, che gli valse la ben nota collocazione nel Purgatorio dantesco.

CORPUS POETICO:

Comprende:

  • Silvae: componimenti in metri vari, in 5 libri;
  • Thébais: poema epico in 12 libri;
  • Achilléis: poema epico incompiuto (restano il 1° libro e parte del 2°);
  • De bello Germanico: poema storico sulle gesta di Domiziano (perduto);
  • Agave: pantomima ispirata alle “Baccanti” di Euripide, venduta a Paride, favorito della moglie di Domiziano, per necessità di denaro (perduta).

Silvae: Sono componimenti occasionali, nugae, spesso composte per matrimoni, compleanni, manifestazioni pubbliche; alcune sono poesie cortigiane dedicate a Domiziano.

La forma metrica spazia dall’esametro ai versi lirici. La struttura dell’opera è costruita su rigorosi schemi, densa di corrispondenze, nutrita di formazione retorica.

Da ricordare:

Le Silvae sono un preziosissimo documento di costume della società dell’età flavia, in cui i committenti si rispecchiano piuttosto fedelmente.

Da quest’opera emergono i valori su cui si basa il nuovo sistema sociale: il ripiegamento sul privato di fronte alla impossibilità di esprimersi pubblicamente, il diffondersi dei consumi di lusso, un’evidente tendenza all’estetismo, un’espressione continua di affettività familiare, spesso gratuita o ridondante; anche nei carmi descrittivi Stazio è in linea con i gusti dell’epoca: nei suoi componimenti dedicati a giardini o ville, architettura e natura si coniugano in spettacolari coreografie.

Accanto a queste tendenze, in apparente contraddizione con esse, è ben testimoniata l’ideologia del “pubblico servizio” tipicamente flaviana (cfr. Plinio il Vecchio).

Stazio è un letterato professionista, che vive delle sue opere, un vero e proprio cortigiano; egli riesce a conquistarsi il favore di Domiziano promuovendo con la sua poesia il culto dell’imperatore. Oggi la critica, ancora preda di pregiudizi romantici, tende a giudicare negativamente le Silvae per la loro impronta cortigiana e conformista, ma occorrerebbe mettere in giusta luce almeno le straordinarie qualità di Stazio come “dotatissimo artigiano della parola” (Conte).

Thébais: E’ un poema epico-mitologico in esametri che tratta del conflitto fra Eteocle e Polinice, figli di Edipo. E’ diviso in 12 libri:

  • Libro 1°: I due fratelli meditano di spezzare il patto in base al quale dovrebbero regnare ad anni alterni.
  • Libro 2°: Laio, tornato dall’Oltretomba, induce Polinice (rifugiatosi in Argo) a tradire Eteocle.
  • Libro 3°: Scoppia la guerra fra Argo e Tebe.
  • Libro 4°: Il viaggio dei Sette a Tebe.
  • Libro 5°: Si decide di istituire giochi funebri in onore di un bimbo ucciso da un serpente; in questo modo Stazio recupera l’ai”tion dei Giochi Nemèi.
  • Libro 6°: I giochi funebri.
  • Libro 7°: Inizio delle ostilità.
  • Libro 8°: La battaglia infuria, aizzata dalla furia Tisìfone.
  • Libro 9°: Battaglia fluviale; morte del giovane Partenopèo.
  • Libro 10°: Spedizione notturna argiva. Menèceo sacrifica la sua vita per Tebe. L’empio Capàneo è fulminato da Giove.
  • Libro 11°: Il duello fratricida. Suicidio di Giocasta. Esilio volontario di Edipo.
  • Libro 12°: Creonte, nuovo re di Tebe, vieta la sepoltura dei nemici. Tèseo riporta la giustizia. Il rogo di Eteocle e Polinice: le fiamme dei due fratelli si dividono (il precedente è ripreso da Dante nell’episodio di Ulisse e Diomede).

I modelli che Stazio ha sicuramente presenti sono:

  • Virgilio: come l’Eneide, la Tebaide è strutturata in 2 esadi, una preparatoria (odissiaca), ed una guerresca (iliadica), per un totale di 12 libri;
  • Antìmaco di Colofone (V a.C.), che aveva ha scritto una Tebaide in 24 libri;
  • i tragici, soprattutto Euripide (Fenicie);
  • Apollonio Rodio e Callimaco per gli inserti eruditi;
  • Ovidio e Seneca per lo stile narrativo e la metrica.

Da ricordare:

Se l’orientamento ideologico di Stazio (cantore del regime assoluto domizianeo, ma amico di Lucano e fedele alla sua memoria) risulta sfuggente e di difficile decifrazione, la sua produzione poetica è contrassegnata da una non minore ambiguità. Questo è particolarmente evidente nella Tebaide: essa infatti canta una vicenda mitologica, in apparente ossequio ai canoni dell’epos più tradizionale, ma, al di là delle apparenze, il parallelo con Lucano è ben più calzante di quello con Virgilio: se infatti Lucano canta “guerre più che civili”, Stazio ci racconta di fraternae acies; se, da una parte, Stazio conserva l’apparato divino tradizionale, è la “ferrea Necessità” (così vicina al Fato negativo lucaneo) a dominare in quest’opera, manifestandosi attraverso personificazioni di forze astratte; inoltre lo stile di Stazio è assolutamente anticlassico: teso e manieristico, a tratti “barocco”, è assai più vicino al pathos continuum lucaneo che all’equilibrio formale virgiliano; infine, manca nella Tebaide (come nel Bellum civile) un eroe: i molti personaggi rappresentati, al di là della convenzionale positività dell’intervento di Tèseo nel finale, sono tutti o quasi negativi, veri e propri eroi “neri”; ancor più che in Lucano, l’uomo ne risulta appiattito: ben poco è concesso all’approfondimento psicologico.

Il compromesso che Stazio realizza tra Virgilio e Lucano avrà notevoli riflessi sulla letteratura a venire: la presenza di forze divine astratte e quasi allegoriche in luogo delle divinità tradizionali, antropomorfe, prelude chiaramente a certi orientamenti tipici del Medioevo.

La trama è complessa, romanzesca; tuttavia l’opera non presenta assolutamente momenti di dispersione, anzi, i nessi tematici sono ricorrenti, le similitudini sono costruite in sequenze omogenee, la natura appare come armonico specchio degli eventi umani, richiamando l’idea della sympàtheia stoica.

Achillèis: Il progetto di quest’opera era sicuramente ambizioso: raccontare l’intera vicenda di Achille.

E’ difficile per noi pronunciare un giudizio su di essa: troppo poco ne leggiamo – giusto l’episodio del giovane Achille a Sciro. Tutto quello che si può affermare è che, rispetto alle altre opere di Stazio, il tono appare assai più disteso e idilliaco.

FORTUNA:

La fortuna di Stazio fu vasta ed immediata. Il Medioevo lo amò particolarmente. E’ fra i personaggi del Purgatorio dantesco, anche in questo emulo di Virgilio.